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MILO MANARA

Milo manara by joe zattere

Photos
by Joe Zattere.

Anni Novanta. Conversazione di Graziano Origa con
Milo Manara, a Sant'Ambrogio di Valpolicella (sulle colline che
scrutano il Lago di Garda), zona rinomata per l’olio e il vino. Poi a
cena al ristorante con la moglie Luisa e due loro amici… Quando Milo nel 1977 chiede a Graziano di firmare una petizione sull'obiezione di coscienza, fanno anche insieme una storia a fumetti – testo l'uno e disegni l'altro – dal titolo "Volere e Potere".


LA FAMIGLIA (e le anatre)

GRAZIANO ORIGA: Il tuo atteggiamento sembra quello di non voler mancare agli appuntamenti…
MILO MANARA: Direi
che in me, la cosa caratteristica, è un'attitudine voyeristica più che
di combattente. Mi piace di più assistere che non partecipare; qualche
volta mi è stato chiesto di candidarmi come esponente politico, qui
nella regione Veneto, ma non ho mai accettato. Non sono portato alla
professione del politico.
GRAZIANO: Però, quando penso a te, mi viene in mente di uno con due anime, una aristocratica-borghese e una popolare…
MILO:
Vero Graziano. Tutte e due. Nel senso che credo in una "aristocrazia
popolare". La cultura non è solo una questione di titolo di studio ma,
al contrario, se riesce a restare popolare senza scimmiottare le altre
classi sociali, può avere un suo segno caratteristico. In questo senso,
il popolo, penso che sia molto più interessante quando è aristocratico
culturalmente.
GRAZIANO: Mi piace molto questa tua
fattoria, immersa nel verde;  non riuscivo a farmi strada tra oche,
galline, gatti e cani. Ne hai bisogno per il tuo "equilibrio" con la
natura?

MILO: Sì, sia gli animali selvatici che quelli
domestici che possiedo, sono sempre tutti indipendenti, compresi sette
o otto pavoni, che non hanno le ali tarpate ma sono completamente
liberi. Ci sono anche anatre selvatiche che per loro scelta hanno
deciso di vivere qui con me, a casa mia. Alcuni amici mi dicono sempre
che se le mie anatre "personali" ne vedessero passare altre, durante
la  migrazione, spiccherebbero il volo per seguirle.
GRAZIANO: Ho
la sensazione che la tua vita sia solo lavoro. Io ho deciso fin da
ragazzo di fare metà e metà… Metà a pagamento e metà regalato.

MILO:
Probabilmente è così come dici. Il fatto del lavoro penso che dipenda
da questo mio atteggiamento un po’ rinunciatario; si sa come funzionano
queste cose: o si sceglie la qualità della vita o si sceglie la qualità
del lavoro. In rarissimi casi le due cose vanno insieme, per esempio
quando c’è una morte precoce: i grandi geni morti giovani, conducevano
una vita molto simile al proprio lavoro, Amadeus Mozart per esempio.
Normalmente i longevi – spero di essere molto longevo – devono scegliere
tra la qualità della propria vita e la qualità del proprio lavoro. Io,
fin da giovane, ho scelto il lavoro più che la vita.
GRAZIANO: E la famiglia in cui sei cresciuto, in che modo può aver riguardato questa tua scelta del lavoro?
MILO:
I miei genitori lavoravano entrambi; mia mamma era un'insegnante e
questo ha portato noi figli ad essere molto autosufficienti. Fin da
studente facevo dei lavoretti: mi chiedevano per esempio pannelli
decorativi. Così, piano piano, mi sono abituato a lavorare tantissimo,
fin da quando avevo dodici anni.
GRAZIANO: Tuo padre ti ha aiutato nelle tue scelte?
MILO:
Direi che era "distante". Io ho avuto sempre molta libertà, come del
resto tutti i miei fratelli. No, direi proprio che mio padre non ha
influito sulla mia scelta artistica.
GRAZIANO: …E tua madre?
MILO:
Forse mia madre é stata più incoraggiante in questo senso. È stata
proprio lei ad iscrivermi al Liceo Artistico. Io ero un ragazzo di
campagna e non sarei mai stato in grado di andare in città, trovare una
scuola, ed iscrivermi.
GRAZIANO: Lei ha deciso tutto questo? Tua mamma?…
MILO: Sì. Il Liceo Artistico. Sì.

AUTOSTOP (on the road)

GRAZIANO: Milo,
come eri da ragazzo, oltre ad essere portato per il lavoro? Voglio
dire, eri precoce come me che a 9 anni – lupetto boyscout – ero già ispiratore di tende e di
tendenze e cancellavo il nome del direttore sul Corriere dei Piccoli
per scriverci il mio con la matita da trucco di mia madre…

MILO:
Bisogna dire che i fumetti sono arrivati abbastanza tardi nella mia
vita, da ragazzo era soprattutto la pittura la cosa che più mi
interessava. Ero un ragazzo che sognava di diventare un pittore.
Mi
ricordo che una volta sono scappato di casa per andare a Roma a
visitare una mostra del metafisico Giorgio De Chirico. Un’altra volta,
a sedici anni, viaggiando in autostop, sono andato a Parigi per vedere
una grande mostra di Pablo Picasso in occasione dei suoi mi pare 83
anni, forse 84: era lo stesso anno dell’inondazione di Firenze nel
1964. Quindi?…
GRAZIANO: Insomma, da ragazzo ti
piaceva fuggire? "On the Road", divorato dalla curiosità per la
pittura, piuttosto che per i concerti rock…

MILO:
(Ride). Sì, vero. Andavo assolutamente pazzo per la pittura. In quel
periodo, in America, nascevano i graffiti: sono stato sempre
affascinato da questo sbocco creativo che racconta molto bene della
condizione dei ragazzi "On the Road".
GRAZIANO: Come giravi da ragazzo, in treno?
MILO: No, quasi sempre in autostop. Anche quando andai a Parigi: per arrivare ci impiegai quattro o cinque giorni…
GRAZIANO: …Per raggiungere queste mostre di grandi pittori?
MILO:
Sì, ed erano " fughe " molto avventurose. In Italia, negli Anni
Sessanta e Settanta, tutti noi ragazzi viaggiavamo in autostop, e i
camionisti raccoglievano tutti: adesso è più difficile. Da ragazzo
pensavo di fare il camionista, proprio per il senso del viaggio. Ancora
adesso i camion mi appassionano.
GRAZIANO: Cosa rimpiangi di quel periodo "On the Road"?
MILO:
Quello che rimpiango è che non ho vissuto abbastanza, e nel modo
giusto, la pittura "murales". Sono ossessionato da questa mancanza
adolescenziale: uno dei tanti progetti che ho, e che forse realizzerò
per primo, è proprio quello di raccontare in un fumetto la storia di
uno di questi giovani artisti di strada.
GRAZIANO: Lo ambienterai in Italia o in America?
MILO:
Come sfondo mi piacerebbe una megalopoli straniera, più che italiana,
ma una città che non sia identificabile. Potrebbe essere Berlino o New
York…
GRAZIANO: Roma?…
MILO: …Forse. Ma Roma ed in generale in Italia, c’è sempre una certa contaminazione politica…
GRAZIANO: …Sì, in Italia le autorità trattano i murales come qualcosa da cancellare. Non arte, ma "sporco"…
MILO: (Ride) …Sì, "sporco" da rimuovere…
GRAZIANO: …Negli altri paesi non c’è per niente quest’idea…
MILO:
Certo. In Italia c’è sempre troppo inquinamento politico. Non c’è mai
"ribellione" alle regole; chi può dire di che idea politica fosse Jack
Kerouac? Il suo "Credo" era quello di mandare al diavolo tutte le
organizzazioni, di non voler far parte di niente, addirittura neanche
dei circoli anarchici. Proprio assolutamente di niente. Niente.
GRAZIANO: Quindi,
fra le tante emozioni degli anni della tua formazione rimpiangi molto
di non aver fatto i "graffiti rivoluzionari". Che è un concetto molto
preciso…

MILO: …Sì, molto preciso. Sto cercando di
dirti qualcosa. Io ho sempre dato poca importanza ai soldi ma molta
importanza al problema dei soldi: credo che questa sia la chiave.
L’autonomia economica è proprio il piano strategico per poter condurre
una ricerca espressiva. Se sei povero, è chiaro che gli unici pensieri
che avrai saranno quelli di trovare da mangiare e da vestire,
sorvolando sulle tue esigenze artistiche. Io l'ho sperimentato
personalmente per qualche tempo, tra la Francia e Italia, tra la Costa
Azzurra e la Riviera Ligure, vivendo un genere di vita vagabonda,
disegnando pittura sui marciapiedi per i soldi di un panino. La
mia intenzione, era invece di fare bei quadri senza pensare al mio
stomaco. Il bisogno di sopravvivenza ti porta a fare delle scelte
commerciali; non artistiche.

LIBRI (drogs)
GRAZIANO: Insomma avresti voluto essere Jack Kerouac?!              MILO:
(Ride) Sì. Kerouac di sicuro è quello che più mi ha stordito. Poi ci
sono i romanzi di Tom Wolfe, autore de "Il Falò delle Vanità", "La Baby
Aerodinamica Color Caramella", "Acid Test" e "Radical-Chic", che non
hanno la potenza e la sanguignità di Kerouac, ma che sono sempre in
stile ironico e caustico…
GRAZIANO: Scrittori italiani?…
MILO:
Ho riscoperto Pier Vittorio Tondelli, che é stato un
tentativo molto valido di reinventare la letteratura italiana; peccato
che sia morto troppo giovane.
GRAZIANO: Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia…
MILO:
Pasolini mi piace da sempre, mentre Moravia mi piace solo adesso:
quando ero giovane lo detestavo, lo trovavo noioso, troppo elucubrato.
GRAZIANO: …Italo Calvino e Umberto Eco?
MILO:
Compagnie piacevoli. Eco, per esempio, alcune volte è irresistibile,
con le sue arguzie raffinate, intellettualmente divertenti e molto
liberty, un qualche cosa che piace molto all’occhio e all’orecchio. Un
esteta della mente.
GRAZIANO: Tra il fumo, l'alcol e la
droga, che cosa sei disposto a perdonare agli altri? Voglio dire, a che
punto sei con la tua "flessibilita’" mentale?

MILO: Perdòno tutto. Anche l’eroina. È una questione delicata: tra l’alcol e l’eroina la differenza è solo di natura economica.
GRAZIANO: Qui si parla di perdòno. Sei disposto a perdonare sempre? Sei disposto a perdonare tutti i vizi?
MILO:
Sì, non mi pare che ci sia neanche bisogno di perdonare. Ognuno fa le
proprie scelte. Se le droghe non portassero con sè la violenza, io le
legalizzerei totalmente. L’alcol fa altrettanto male ma  è tollerato.
Anzi ampiamente pubblicizzato.

MAROLA (il vascello)

GRAZIANO: Quando non disegni che cosa fai con le mani?
MILO:
Ho una discreta abilità nel bricolage, ma non lo farei mai come
passatempo, lo faccio solo se devo farlo. Recentemente, facendo due
calcoli, sono arrivato alla conclusione che è meglio chiamare un
falegname, che lo pago molto meno del tempo che perderei io a fare lo
stesso lavoro. Ma la mia grande passione è navigare: ho una
vecchia barca, un barcone molto grande, un vecchio bellissimo  vascello
da trasporto di 18 metri.
GRAZIANO: Come si chiama la barca?
MILO:
Il suo nome è Marola. Nei mesi scorsi, a causa di una tempesta, si sono
rotti gli ormeggi e si è incagliata, così ho dovuto ripararla. Ed ora
sta bene.
GRAZIANO: Quindi, appena puoi, scappi a trovare Marola?…
MILO:
Mi piace molto vagabondare sull'acqua, sia andare al largo che
costeggiare i porti. E' una meraviglia vedere il paesaggio che cambia
continuamente sotto i miei occhi. Poi c’è il silenzio della vela: una
cosa ipnotica, da desiderare di non toccare più terra.
GRAZIANO: Beh, non essere così estasiato…
MILO: (Ride). D’estate rimango in barca anche a dormire. Non scenderei mai, se fossi scapolo e non dovessi disegnare.
GRAZIANO: Fosse per te vivresti in barca…
MILO: …Sì, se non avessi più nessun impegno di altro genere, starei in barca tutta la vita…
GRAZIANO: …Ci stai proprio bene!
MILO: …Sì, bene. Proprio bene.

RAGAZZE (donne)

GRAZIANO: Milo, come hai scoperto il sesso? O forse è stato il sesso a scoprire te?…
MILO:
Ne ho un ricordo abbastanza confuso. Tutto il Veneto, come sai, è una
zona vinicola. Quando ero ragazzo, durante la vendemmia venivano dai
paesi vicini alcune ragazze che erano chiamate le “portuarie”.
Arrivavano dalle montagne o dalle colline qui intorno e scendevano
nelle fattorie per vendemmiare. Questi gruppi di ragazze vivevano in
modo precario, dormivano tutte insieme sotto i portici perché non
c’erano spazi per ospitarle e restavano tre o quattro giorni: quindi,
puoi immaginare il grado di eccitazione di noi ragazzi solo al sentirle
ridere. Per me quel periodo rappresenta il ricordo e la scoperta del
sesso.
GRAZIANO: Io adoro gli avvenimenti romantici…
MILO:
Quando penso ad una cosa romantica, mi viene in mente di quando ero
ancora studente al Liceo Artistico e mi travestii da donna per
incontrare una ragazza che mi piaceva e che viveva in un collegio di
suore. All’epoca, in quei collegi, erano molto severi. Lei si era
ammalata di influenza. Era proibito a noi ragazzi di entrare nel
collegio. In quella classe, io ero l’unico maschio in mezzo a una
quindicina di ragazze; c’era anche una modella per il disegno dal vivo,
quindi vivevo sempre in una atmosfera femminile molto morbosa. Le
mie compagne di classe avevano pensato di andare a trovare Margherita –
quello era il suo nome – e anch’io volevo assolutamente vederla. Le mie
compagne mi aiutarono: mi vestirono da donna, prestandomi chi le calze,
chi la gonna. Insieme avevamo attraversato la città a piedi per andare
al collegio di Margherita. Riuscii ad entrare con le altre ragazze: le
suore non mi avevano riconosciuto. Questa storia risale a quando
avevo 15 o 16 anni, perciò il mio aspetto era – come dire – abbastanza
femmineo. Ho sempre considerato questa storia come un fatto romantico.
Margherita, guarì subito: ricordo che rise talmente tanto, nel vedermi
vestito da donna.
GRAZIANO: In una donna, ti colpisce piu’ un bel naso o un bel corpo?
MILO: Certamente un bel viso. Escludendo l’ipotesi che la ragazza non sia un cesso e che abbia un corpo abbastanza decente.
GRAZIANO: …E come deve essere questo volto? Deve essere sincero… Deve "dire" o "non dire"?
MILO: "Deve dire". Ma allo stesso tempo deve anche celare un certo segreto e un certo mistero.
GRAZIANO: Sei attratto maggiormente dall’aspetto, dalla cultura o dalla personalita’ delle donne che incontri?
MILO: La personalità e la cultura viaggiano insieme, nelle donne che mi affascinano.
GRAZIANO: Sei più attratto da gente con un carattere più simile al tuo o molto diverso?
MILO:
Preferisco quei caratteri che mi somigliano perché è meno faticoso
starci insieme. Io non amo i rapporti conflittuali: mi mettono molto a
disagio e mi costringono a rinunciare.
GRAZIANO: Trovi più interessante quando sei tu a prendere l’iniziativa o preferisci una donna decisiva?
MILO: (Lunga pausa). Tutti e due. È interessante anche quando è la donna a prendere l’iniziativa.

SEX (pinup)
GRAZIANO: La tua giornata, è sempre caratterizzata da pensieri erotici, visto il tuo lavoro?
MILO:
(Ride). Sì. Quando immagino una situazione erotica, la penso più
erotica possibile e quindi rimango coinvolto dal pensiero. In genere,
gli altri dicono che io disegno delle belle ragazze; in realtà, ci sono
molti artisti che disegnano delle ragazze più belle di quelle che
faccio io. Credo, che la mia caratteristica, non siano le mie donnine
ma quella di immaginare delle situazioni altamente erotiche.
GRAZIANO: La pin-up che disegni è dentro di te?
MILO: Sì, diventa il simbolo di qualcosa che voglio esprimere: è una metafora…
GRAZIANO: La tua mano poi non fa altro che disegnarla…
MILO:
La mia mano disegna, ma molte volte tradisce e crea ostacoli tra quello
che immagino e quello che viene fuori sul foglio che ho davanti.
GRAZIANO: Qualcuna delle donne che hai disegnato somigliava a quelle che tu hai conosciuto nella realtà?
MILO:
Sì, in genere sì, molto spesso. Non dimentico le donne che ho
conosciuto. Quando disegno, mi tornano in mente i loro sguardi e come
si muovevano.
GRAZIANO: Qualche volta, hai pensato che i
tuoi disegni erotici siano serviti a qualche ragazzo per rompere il
ghiaccio col sesso, o piuttosto tutto si condensa
nell’autosoddisfazione?

MILO: Curiosamente, leggendo
alcune delle centinaia di lettere che ricevo, i miei disegni sono
serviti di più alle donne che agli uomini.
Un esempio, è
quello di Consuelo De Avvila, un'attrice francese, che mi ha spedito
delle sue foto perché vorrebbe regalare un ritratto fatto da me al suo
ragazzo. Questa cosa è successa abbastanza spesso durante la mia
carriera. Mi vengono anche spedite delle fotografie, dalle lettrici,
dove mi chiedono di farle diventare delle pin-up e apparire nelle mie
storie per poterle poi mostrare al loro ragazzo. Ho constatato che
"effettivamente" sono ragazze, quelle che scrivono, non sono ragazzi
che si fingono ragazze.
GRAZIANO: Il sesso ti ha mai fatto sentire in colpa?
MILO:
Ci sono dei casi in cui mi fa sentire in colpa, per esempio quando ci
sono di mezzo dei bambini. Una volta, in Sicilia, hanno fatto una
mia mostra; ad un certo punto, il sindaco l’ha fatta chiudere prima che
degli studenti andassero a visitarla. Questo tipo di reazioni mi fanno
sentire a disagio. Qui a Verona, c'è stata una mia
grande mostra al Palazzo di Arte Moderna, Palazzo Forti. Ho
raccomandato agli organizzatori di esporre immagini abbastanza
castigate, per evitare lamentele, che però vengono sempre dalle
istituzioni e mai dagli studenti.
GRAZIANO: Sei andato di persona, a Verona, a controllare la scelta dei pannelli in esposizione?…
MILO: …No, non sono andato a controllare.
GRAZIANO: Quando hai deciso di dedicarti completamente al disegno di genere erotico?
MILO:
Quando ho incominciato a ragionare e a dire: “Io sono capace di
disegnare". Però il fatto di essere capace di disegnare non mi
autorizza a fare delle prediche o a convincere qualcuno a pensarla come
me. Quindi, mi sono chiesto che cosa mi piaceva fare veramente,
che cosa mi divertiva veramente. La scelta è caduta sull’erotismo.
Quando ho realizzato "Il Gioco1" mi sono divertito tantissimo. La
storia era semplicissima ma divertente. E il mio divertimento si è
trasformato in un successo editoriale inaspettato.
C’è una frase
di Leonardo da Vinci, che ricordo dai miei studi di Storia dell’Arte,
che dice: “Se il pittore desidera vedere il mondo dall’alto, egli è
Signore, oppure se desidera vedere gli abissi marini è padrone di farlo
perché lo può immaginare”. Nell'artista c'è questo senso di
onnipotenza. All’epoca di Leonardo, le uniche fonti iconografiche
erano le arti figurative, non esisteva la fotografia, quindi, l’unico
in grado di raffigurare il mondo visto dall’alto, era proprio il
pittore. Questo senso di potenza l'ho trasferito nei miei fumetti, a
cominciare da "Il Gioco 1".
GRAZIANO: …La magia di decidere la trama, i personaggi…
MILO: Sì. La gente sogna molto e pensa: "Se andando in treno mi capitasse di far l'amore in uno scompartimento…"
GRAZIANO: C’è solo Eros o c’è anche amore, nelle tue storie?
MILO:
Alla parola Eros, io tendo a dare il suo puro significato greco, che
racchiude entrambi i termini. Credo che ci sia amore perfino in un
violentatore, anche se non lo giustifico per il suo gesto. Le donne
hanno le loro ragioni, dicendo che nello stupratore c'è solo disprezzo,
ma io ci vedo una passione bruciante, che andrebbe semmai contenuta e
repressa: non si può violentare una donna. Anche in un momento che
sembrerebbe il più lontano possibile dall’amore, penso, che sia
presente proprio l’amore.
GRAZIANO: I tuoi comics piacciono più per la schiettezza e l’innocenza, o per l'erotismo spre-giudicato?
MILO:
Quello che leggo più spesso nelle recensioni, specialmente in Francia,
è che anche quando racconto delle vicende altamente hard, riesco a
renderle sempre soft, proprio per mancanza di violenza nel candido
tratto del mio disegno.
GRAZIANO: Eccitante o scandaloso?
MILO: Penso più eccitante. Ma io non trovo che ci sia molta differenza tra queste due definizioni.
GRAZIANO: Di sicuro sei un provocatore del sensi…
MILO: (Ride). Sì, anche se oggi è molto difficile provocare con la fantasia: la realtà è più cruda, pensa agli snuff-movies!
GRAZIANO: Qual è il posto più insolito dove hai fatto fare l’amore ad una delle tue donne disegnate?
MILO: In un Supermercato. Ma in genere cerco luoghi pubblici, grandi spazi aperti, quindi cinema, supermercati, pulmans, teatri…
GRAZIANO: Allo stadio? L’hai fatto allo stadio?…
MILO: (Ride). No, allo stadio no: è  un'idea.

WORKING (a long day)
GRAZIANO: Come inizi la tua giornata?
MILO:
Al mattino faccio molta fatica a mettermi in moto, la mia giornata
inizia in modo molto lento: guardo un po' tutti questi animali che ho
intorno, magari gli dò da mangiare, passeggio. Perdo tempo. Poi mi
avvicino lentamente al lavoro, in quanto fatìco a ricostruire lo stato
d'animo che avevo il giorno precedente, su una certa pagina. Rimando
sempre, prima di sedermi al tavolo, fumo in piedi, mi guardo intorno,
faccio finta di nulla. Ho paura di continuare un lavoro. Dopo, quando
inizio, inizio. Quando mi ritrovo dentro, vado avanti spedito.
GRAZIANO: Quindi, sei "carburato giusto" solo alla sera…
MILO:
Alla sera, sul tardi. Quando mi chiamano per cena, allora funziono bene
e mi dispiace smettere e spesso e volentieri arrivo a tavola in ritardo.
GRAZIANO: Ah, ti dispiace addirittura smettere, alla sera…
MILO: …Sì, mi dispiace perché sono immerso…
GRAZIANO: …Ti chiamano per cena e tu te la stai godendo, immerso…
MILO: (Ride). Sì. Anche perché dopo cena, rispuntano le difficoltà, compresa quella del rito iniziale. Se ho da fare un lavoro urgente, spesso lavoro anche fino alle 3 o le 4 del mattino: beh, adesso mi succede molto meno.
GRAZIANO: Quando disegni, preferisci concentrarti e stare da solo o avere qualcuno intorno che ti "disturba"?
MILO:
Preferisco stare da solo. Mi è successo di avere persone intorno e,
devo dire, che tutto sommato non mi infastidiva. Comunque, meglio stare
da solo, anche perché qualche volta mi capita di "recitare" le battute
ad alta voce: lo faccio per caricare un'espressione di una faccia.
Gridando quello che dice il personaggio, mi viene meglio, più carica,
l’espressione.
GRAZIANO: Preferisci procedere "a braccio" oppure ti fai un timone, una scaletta da story-board  ben definita?
MILO:
Non faccio una scaletta precisa. Quasi sempre, a causa dei tempi
veloci, sono costretto a rinunciarvi. In genere, lo story-board, non lo
faccio disegnato ma scritto, dividendolo in caselle su cui scrivo
quello che deve succedere.
GRAZIANO: Ti da l’idea di non procedere bene, se ti affidi solo alla métrica dell’istinto?
MILO:
Se mi affido unicamente all'istinto, mi può succedere di compiacermi e
dilatare così certi episodi che mi divertono di più, comprimendo certi
altri che lo sono meno. È meglio avere sotto controllo la globalità di
tutta la storia per verificare se la métrica è equilibrata. Lo
story-board è nato per questo.
GRAZIANO: Lavori a diverse tavole contemporaneamente?              MILO: Sì, ne inizio alcune e ne finisco altre.
Hugo
Pratt mi ha sempre preso in giro per questo, mi diceva: “Non so come
fai a lavorare in questo modo, poi ti capita di arrivare alla vigilia
della consegna con ancora tutto da finire”. Infatti succede proprio
così. Hugo faceva le sue storie vignetta per vignetta, in ordine
di racconto. Io, invece, lavoro in modo cinematografico: posso
incominciare anche dalla fine. In genere prendo un personaggio e lo
disegno su tutte le strisce della storia, in modo da vederlo in tutto
il suo repertorio. Poi ci aggiungo un secondo personaggio, un terzo e
così via, finché, pian piano, tutto prende forma. Alla fine faccio gli
sfondi; qualche rarissima volta parto dallo sfondo, se è una panoramica.
GRAZIANO: Anche questo è un modo di mettere in ordine…
MILO:
Sì, è il mio metodo. Può succedere però che, se mi viene un’idea che
non avevo previsto nella sceneggiatura e che mi piace molto, abbandoni
temporaneamente quello che sto facendo, per inserirla.
GRAZIANO: È più piacevole lavorare su un tuo soggetto erotico o illustrare un articolo o un racconto di uno scrittore?
MILO: Senz’altro un testo scritto da me: perché ho maggiore libertà, maggior autonomia.
GRAZIANO: Ti infastidisce ricevere un articolo di attualità del quale devi fare una illustrazione per il giorno dopo?
MILO:
No, non mi disturba, anzi mi piace. Le adopero come vacanza. Certe
illustrazioni, che ogni tanto mi chiedono, sia per quotidiani che
settimanali, le faccio molto volentieri, per staccare dalla routine.

ONE STORY (sequential)
GRAZIANO: Qual è il momento chiave di un tuo fumetto?
MILO:
Stando anche agli insegnamenti di Pratt, la fine di una storia è uno
dei fattori più importanti. Anzi, stando sempre alle parole di Hugo,
l’elemento più determinante di un fumetto è il finale. L’inizio,
deve essere quello che cattura. Quello che spero, è che la maggior
parte dei lettori si soffermi sulle mie storie; quindi cerco di sedurli
da sùbito. Devo catturarli con l’inizio, non devo assolutamente annoiarli, non devo raccontare antefatti, non devo entrare troppo
lentamente nella storia.
GRAZIANO: Quindi, mi stai rivelando che, l'inizio, è strategico anche per fare un grande finale…
MILO: Sì, un finale che nasce dall’inizio.

IL SENSO (social)
GRAZIANO: Un soggetto che vorresti affrontare e che finora non hai ancora
toccato, magari sulla politica, sull’immigrazione o sul sociale?

MILO: Il sociale mi ha sempre interessato…
GRAZIANO: Vero,
l’ho sempre notato. La critica alla chiesa, l’insofferenza per la
censura e l'impegno politico. Io l'ho notato, ma molti continuano a
dire che fai solo donnine…

MANARA: Sai perché? Perché
non parto dai contenuti,  quanto dalla storia di una singola persona.
Mi interessano più le persone che l'ambiente in cui si muovono. La
parte sociale, un attento lettore, la ritroverà sempre o comunque, ma
la mia concentrazione la dedico tutta all'individuo. Se raccontassi
sull’immigrazione, farei la storia di un emigrato, oppure di qualcuno
che accoglie o respinge quest’emigrato, senza trattare frontalmente il
problema in generale.
GRAZIANO: Parti sempre dalla persona, dall’individuo.
MILO: Sì. Dall’unicità dell’individuo.

STILOGRAFICA (and colors)
GRAZIANO: Parliam di materiali grafici…
MILO:
Dall'inizio degli Anni Novanta anni, ho cominciato a lavorare con le
penne stilografiche: mi ero stancato di intingere il pennino nelle
ampolle di china. La stilografica ha però un handicap nei
confronti della china: ha un inchiostro non indelebile. Quando "bagno"
il tratto, l’inchiostro si "spande" per il foglio. Mi auguro che sia
almeno permanente e duraturo: alcuni disegni del Quattrocento, fatti
con inchiostri, certamente non a china, sono ancora oggi in buone
condizioni.
GRAZIANO: Quindi non usi più il sistema pen-ink?…
MILO:
No. Soprattutto perché l’inchiostro del pennino finisce sempre sul più
bello: quando incomincio a tracciare un segno, il pennino è già
asciutto. Con una stilografica ho una continuità di segno, sò di poter
proseguire una certa traiettoria unica, senza interrompere. Vedo poi
che moltissimi disegnatori, soprattutto i più giovani, usano sistemi
pratici come i feltri e i pennarelli. Io ero abituato al pennino e ho
trovato quindi nella stilografica uno strumento congeniale.
GRAZIANO: Io uso ancora pennini e, come colori, Ecoline o Luma…
MILO:
Gli ho provati entrambi, ma non riesco a controllarli, hanno delle
tinte troppo forti e faccio fatica a mescolarle. Continuo invece a
trovarmi benissimo con gli acquerelli: li uso per tutto quello che
faccio. Uso anche gli acrilici e, da poco, ho incominciato a fare
qualcosa con i colori a olio.
GRAZIANO: Carta? Cartoncino Schöeller?!
MILO:
Sì, cartoncino Schöeller, liscio per il disegno in bianco e nero,
ruvido per l’illustrazione a colori, perché mi piace il risultato
dell’acquerello; la carta, solamente un pochino, ruvida, non troppo, in
modo da avere anche un tratto abbastanza definito e inciso.

PITTORI (raffaello)

GRAZIANO: Dipingi ancora come quando eri studente, Milo?
MILO:
Ho ripreso da poco. Mi sono comperato una nuova scatola di colori ad
olio con l'intenzione di ricominciare. Ho preso anche un cavalletto di
quelli portatili; vorrei andare in montagna sulle Dolomiti e ritornare
così alla pittura dal vivo.
GRAZIANO: Insomma, ti stai organizzando…
MILO:
Sì, mi sto organizzando per tornare a dipingere. Se ci sarà qualche
bella giornata, mi metterò il piumino, il berretto e i guanti, e
vediamo se ci riuscirò. Sennò, mi aiuterò prima scattando delle
fotografie e poi lavorerò dal vivo, all’interno.
GRAZIANO: Il tuo "mito", nelle arti figurative?
MILO: Giorgio De Chirico, soprattutto in gioventù. Ma il mio punto di riferimento, resta Raffaello Sanzio.
GRAZIANO: Raffaello, ti piaceva anche come personaggio?
MILO: Sì, molto. È nato ad Urbino, dove sono stato un paio di giorni per visitare la sua casa.  E' stato un momento emozionante. Questa
casa era abitata dal padre, che era il pittore Giovanni Sanzio, che
aveva capito subito chi fosse suo figlio. Sua madre era morta giovane.
Giovanni mandò il ragazzino a scuola dal Perugino, a Perugia, appunto.
Ma il padre, prima ancora di mandare il figlio a Perugia, aveva capito
il talento del figlio. Dunque, immaginarsi questa casa, che è su vari piani, non un piano sopra l’altro ma proprio degli ammezzati. Immaginarsi
questo bambino, che percorre questa casa, e questo padre che se lo vede
crescere e che ne riconosce la natura straordinaria. Molto
commovente, vedere in questa casa, ad Urbino, i grandi capolavori di
Raffaello, anche se sono solo delle copie, come ad esempio la
Trasfigurazione. La cosa interessante, è che queste copie sono state
eseguite dal padre, quindi ci possiamo immaginare che tipo d’uomo fosse
Giovanni – sopravvissuto al figlio – che con questo grandissimo amore,
passione, fa le copie dei grandi quadri del proprio figlio e li appende
in casa: una cosa straordinaria. Con umiltà profonda, diventa lui
stesso il figlio di suo figlio. Leggendo il Vasari, nel capitolo della vita su Raffaello, sono descritti, abbastanza dettagliatamente, i suoi funerali.
All’epoca, i pittori, erano considerati come gli attori del cinema di
adesso, come se morisse Robert Redford, ma più
giovane…
GRAZIANO: …Come se morissero Tom Cruise o Michael Jackson…
MILO:
Sì, i pittori erano dei veri e propri divi. Le uniche "fonti" di
immagini erano loro, l’autorappresentazione dell’umanità avveniva
tramite i loro occhi. Il desiderio di autorappresentarsi è per l’uomo
insopprimibile e fondamentale, tant’è vero che una delle prime cose che
ha fatto l’uomo appena si è eretto sulle gambe, è stata quella di
disegnare delle figure sulle pareti delle caverne. Il ruolo sociale
degli artisti del passato è stato ripreso, nei giorni nostri, dal
cinema, ma soprattutto dalla televisione. In realtà, la televisione è
il più grande mezzo autorappresentativo dei nostri tempi. Ma allora,
erano loro, i pittori, l’equivalente della televisione.
GRAZIANO: I pittori si celebravano autorappresentandosi…
MILO:
Certo. Con l’idea di riconoscersi: “Come sono io, come sono gli altri,
com'è il mondo". Gli artisti erano documentaristi, creatori di immagini
mitiche in assoluto. Ora, i funerali di Raffaello, mi hanno
ricordato moltissimo quelli di Fellini… Tutta questa folla che, come
tributo, passa davanti alla bara: la stessa emozione, la stessa gratitudine della gente. Fellini era molto conosciuto, ma i suoi film
molto meno di quanto fosse conosciuta la sua persona. Quindi ho
assistito alla gratitudine della folla anonima verso qualcuno che li ha
rappresentati. Il mito, nelle arte figurative, direi che è proprio
quello di Raffaello. Il fatto poi che lo abbiano tumulato nel Pantheon,
è significativo di questo ringraziamento della gente per averla
rappresentata. Adesso, i Savoia, vogliono rientrare in Italia, e
per me possono anche rientrare quando vogliono; ma vorrebbero anche
essere sepolti nel Pantheon. Ecco, io a questo direi di no. Insomma lì
c’è Raffaello! Ci sono stati anche altri Re d’Italia sepolti nel Pantheon, ma io tirerei via anche quelli.
GRAZIANO: Da quali artisti hai tratto ispirazione?
MILO:
Raffaello lo guardo in continuazione, ho tutti i disegni, libri che
documentano le sue opere di pittura, di scultura, di architettura.
Ma
direi che quello che sento più vicino, più complice, è Paolo Veronese,
che trovo anche divertentissimo. È talmente ludico nel suo erotismo,
che non a caso è stato processato dall’inquisizione proprio per questa
sua trasgressività solare, non voluta: inquadrature dal basso, figure
immerse e stagliate sotto luci veneziane. Mi piacciono moltissimo
anche gli artisti del periodo simbolista, i Preraffaelliti e in
generale il periodo del Liberty, Klimt, insomma. Come non posso
dimenticare gli artisti del periodo Romanico. Tutti i periodi sono
straordinari, ma se dovessi pensare da chi sarei andato a bottega, non
avrei dubbi:  Paolo Veronese.
GRAZIANO: Mi stai parlando del fine Cinquecento?…
MILO:
…Fine Cinquecento inizi Seicento. In Veneto non era ancora cominciato
il vero e proprio Manierismo, come a Roma o a Firenze, che si è
sviluppato poi in quella grande tragedia espressa dalla pittura del
Tintoretto, con un epilogo sottolineato dalle luci caravaggesche, molto
violente e molto drammatiche.
GRAZIANO: Walt Disney, è un punto di riferimento suggestivo anche per te, come lo è stato per altri artisti contemporanei?
MILO: Sì, lo è stato, anche se non ho avuto grande frequentazione con i suoi fumetti; mia madre era una maestra all’antica…
GRAZIANO: …Quindi, da fanciullo leggevi pochi fumetti…
MILO:
Guardavo i cartoni animati, li andavo a vedere al cinema. Ricordo
Biancaneve, Cenerentola, e mi lasciava senza fiato vedere tutti quei
disegni animarsi in fantasmagorici colori. I miei genitori mi
regalavano i libri tratti dai cartoni. Addirittura, quando mi
chiedevano, alle Scuole Medie, di fare le scenografie della recita di
fine anno, copiavo proprio da Disney. È stato un maestro enorme sul
piano figurativo e anche geniale ispiratore del disegno applicato al
mondo del cinema.
GRAZIANO: Ti piace illustrare i racconti dei libri?
MILO:
Moltissimo, ho dei bellissimi ricordi dei libri da me illustrati;
inoltre, questo lavoro, lo considero una vera e propria vacanza, un
divertimento.

PRATT (hugo)

GRAZIANO: Hugo Pratt, due opere importanti, per lui e per te, "Tutto Ricominciò con un'Estate Indiana" e "El Gaucho".
MILO: Assolutamente due storie importanti. In
"Tutto Ricominciò con un’Estate Indiana" e ne "Il Gaucho" mi sono
occupato solo dei disegni, così da potermi totalmente concentrare sul
lato estetico e grafico. Del soggetto e della sceneggiatura di Hugo,
non ho mai cambiato una sola parola, ho solo aggiunto qualche vignetta
e  le prime tavole della sequenza iniziale. Ho avuto molta libertà e
potevo concentrare due battute nella stessa vignetta. Comunque, ho
rispettato sempre i dialoghi che dovevano mantenere lo stile di Pratt.
GRAZIANO: Come si presentava la sceneggiatura di Hugo?
MILO:
Era scritta a mano su dei fogli volanti che ogni tanto mi spediva per
posta o che mi dava personalmente quando ci si vedeva: non sempre ne
aveva una grande quantità. Una cosa curiosa che ricordo dell'Estate
Indiana è che due episodi li ho disegnati negli USA, a New Orleans,
dove ero andato per seguire le riprese del film "Il Gioco". Negli Stati
Uniti, dovevo fermarmi poche settimane, e in previsione mi ero portato
avanti col lavoro, in modo da poter partire tranquillamente. Invece mi
sono dovuto fermare più del previsto, quattro mesi, e quindi due
puntate, per un totale quattordici tavole, le ho dovute disegnare sul
posto.
GRAZIANO: Oggi, dove ti senti schierato? Con Di Pietro, Berlusconi, Schicchi, Pannella, Sgarbi, Costanzo, Santoro?
MILO: C'è una
presa di distanza dalla politica: in questo sono sempre stato
sessantottino e felliniano. Non sono schierato sicuramente con
Berlusconi, per via dello sfacelo culturale che sta portando in questo
Paese con le sue televisioni. Di tutti i nomi che hai detto, se dovessi scegliere
quello con cui andare a cena, beh, sicuramente Michele Santoro.
GRAZIANO: E le donne in politica?
MILO:
Io non vedo l'ora che le donne si mettano in politica, non in senso
thatcheriano, ma per introdurre la femminilità. I maschi risolvono le
cose con pressappochismo e infantilismo, sempre pronti a mettere la mano alla pistola per risolvere i problemi.
GRAZIANO: Che cosa pensi dell'America? Ci vai qualche volta negli Stati Uniti?
MILO: È un pò che manco. Ci sono andato tre volte in
tutto, l’ultima per seguire le riprese del film “Il Gioco”. Dopo non ci
sono più andato, nemmeno per ritirare un premio assegnatomi alla “San
Diego Convention”:  me l'hanno dovuto recapitare in Italia.
GRAZIANO: Ti Piace La Russia?
MILO:
Moltissimo, anche perché l'ho conosciuta attraverso la letteratura.
Anzi, ricordo che, durante l’adolescenza, divoravo qualsiasi autore
russo, da Dostojevskij a Gogol e Kafka. Ero troppo giovane per
apprezzare correttamente Dostojevskij, ma Turgenev lo capivo, in
particolare il libro "Padri e Figli", con il personaggio di Basarov il
nichilista, che è stato per me straordinario. Quando penso alla Russia,
penso a questo, alla Grande Madre Russia.
GRAZIANO: Io avevo un coniglio che avevo chiamato Madrerussia. Adesso come la vedi? Ci andresti ancora?
MILO:
No, perché sarei proprio insofferente e ci starei male. Sono stato in
India, ad esempio, attratto da un certo misticismo, e mi sono fermato
per diversi mesi, ma non vedevo l'ora di andarmene. Quando vai
nelle città come Calcutta o come Bombay, o ancor più nelle periferie,
vedi la miseria che ti fa star male, vedi gente che muore per strada,
avvolta in stracci bianchi. Vedi gente che ti chiede qualsiasi cosa
perché ha bisogno di qualsiasi cosa. Io mi ero preparato al
viaggio in India leggendo un libro di Pier Paolo Pasolini, "L'Odore
dell'India", un libro bellissimo, che ogni tanto mi càpita di
consultare, ma ero nella convinzione che il suo fosse un ritratto
esasperato. Ho constatato, invece, che tra loro sono effettivamente
ferocissimi. Ci sono ancora le caste, ci sono i Sikh, violentissimi.
Noi eravamo con un camper, non andavamo nei grandi alberghi se non una
volta alla settimana, per farci una doccia. In quelle occasioni
vedevamo proprio la folla di persone che si accalcava fuori dalle porte
di questi grandi hotel, che molestavano i turisti, e con i portieri 
che li prendevano a calci.

WEB (discovering)

GRAZIANO: Futuro
dominato dai mega e dai giga (,,,), autostrade globali via web e realtà virtuali? Pare che non ci debba essere nient'altro
nel nostro futuro…

MILO: Ho sempre pensato che il
fumetto avesse una possibilità di sopravvivenza nella sua povertà. Non
sono d'accordo con chi tende a fare i fumetti sempre più elaborati,
spettacolari, elettronici. Il fumetto dovrebbe avere un ruolo
totalmente alternativo, artigianale, quindi essere su carta straccia,
stampato molto sommariamente, in modo da avere nella velocità di
esecuzione e nella velocità di lettura il suo punto di forza. Con un
fumetto o un libro hai il vantaggio, senza bisogno di alcuna fonte di
energia, in qualsiasi momento, di riuscire a fare un viaggio favoloso;
lo puoi, inoltre, abbandonare in una sala d'aspetto, dando la
possibilità a qualcun'altro di leggerlo.
GRAZIANO: Come
sai, io ho sempre fatto riviste, “Contro”, "Gong", “Punk Artist”, “Focus” e cento altre ancora, ma
dal 1992 posso fare quasi tutto da solo, col mio Mac sul mio letto-riletto: titolo, occchielli, articoli,
impaginazione, immagini, ottimizzazioni, tagli suplementari…

MILO: È chiaro che i computer possiedono un grande fascino di immediatezza. Io li conosco poco, mi fanno anche un po' paura.
GRAZIANO: Contemporaneamente,
sullo stesso mac, impagino "Fumetti d'Italia", ascolto musica, disegno, scrivo e altro ancora…

MILO:
Credo che esista un CD-Rom tratto dal mio "Declic". Ti confido anche un
piccolo segreto: quindici giorni fa ero a Roma, invitato da Aurelio De
Laurentiis, che in società con Alex Ponti, figlio di Carlo, stanno per
"mettersi" nel CD-Rom, settore per il quale mi hanno chiesto di
realizzare una storia, di cui però non ti dico il contenuto per
scaramanzia.
GRAZIANO: Beh, Milo: il CD-Rom, rimane un
prodotto derivato: quello che succederà sarà che i tuoi disegni a china, divulgati da qualunque
sito Internet (dalla Patagonia a Lugano) andranno a finire gratuitamente in casa di tutti
,
grazie a una elaborata ragnatela di fibre ottiche che circondano il
nostro pianeta. Pare che si chiami "condividere un risultato artistico o sociale". Quello che nel '73 – ricordi? – chiamavo da ballo-sballo alternativo: ORIGA HE'S NO-COPYRIGHT
.
MILO: Vorrei capire di più. Io so di essere già diffuso in
Internet, mi hanno detto di aver visto qualcosa, qualcosa che viene
dalla Norvegia o dalla Finlandia…

Manara by joe zattere

 

Manara con origa

MILO MANARA & GRAZIANO ORIGA, photo by Joe Zattere, origafoundation, framed for Nòva100