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DIARY: Rebecca Weinberg


Rebecca-red
NEW
YORK 1990: REBECCA WEINBERG alias YOYO.

1.

1990. Vivendo con Hamlet Manzueta in NY. Quando ho conosciuto Patricia Field – of course – ho conosciuto anche la sua compagna di allora, YoYo, oggi grande stilista della Mela col suo nome Rebecca Weinberg. Si esibiva con un altro performer, Richard Move, e io adoravo fotografarli. «Pat l'ho incontrata quando
avevo 19 anni e lei 47. Siamo stati insieme per 11 anni. Non c'era molto business per me allora, ma aveva molto a che fare con l'imparare.
Abbiamo sempre lavorato insieme. Lei era il mio mentore. Con una tale
grande differenza di età, che cosa bolle giù è il fatto che lei era la
più grande influenza della mia vita
».
YoYo e Richard in seguito vennero a vivere per una estate in Italia nella mia casa del Lago Maggiore. Danzavano tutto il giorno nel terrazzo immerso negli alberi, prendevano il sole e sollevavano pesi di ferro e persino pietre rotolanti. Mangiavamo tutti gli spaghetti con le mani, nudi e crudi, barbaramente nell'onirico.


Richard+yoyo by tina paul
NEW
YORK 1990:
RICHARD
MOVE AND
YOYO AT MARS (photo
by tina paul).



Yoyo by origa NEW
YORK 1990:
YOYO
(photo
by origa).



Yoyo by origa 2 ITALY-LAKE
MAGGIORE: YOYO (photo by origa).

2.

1995. Tornato a NY – li frequento ancora, Pat & YoYo, Richard, Hamlet ad altri artisti visionari del trasformismo. Passato dalla boutique di Patricia perché in vetrina espone sempre enormi immagini che adoro, dipinti a olio da una artista drag che si chiama Martine. Pat carina mi ha portato nel basement e mi ha mostrato tutti i paintings che Martina ha dipinto direttamente nel muro, negli spogliaoi, nel pavimento, nei soffitti. Molto grazioso. Anche io – quando sono in bagno – non dovrei più usare post-it ma scrivere e schizzare nelle piastrelle. 
House of Field by MartineNEW
YORK 1990:
"House of Field" (art by martine).


Graziano NY 1990 NEW
YORK 1990: GRAZIANO ORIGA IN GREENWICH VILLAGE

(photo by Hamlet).

3.

Dormito fino alle 16 e andando a mangiare ho incontrato Rebecca in Washington Square e siamo andati a cenare cozze e bucce di patate perché ho sbagliato i nomi quando ho ordinato. Era bellissima e ha detto chiaramente – come se fosse la prima volta – di essere lesbica e che adora le donne anziane. Voleva parlare e mi ha raccontato tutta la sua vita, che viene dal Texas, e nel braccio ha un tatuaggio cancellato, così che sembra una cicatrice. Mi ha mostrato anche altri tattoo, uno nel piede e uno nella nuca e adesso dice che ne vuole fare un altro, giù-giù per tutta la schiena. Ahhh, con noi c'era il suo cane Shiba. Mi ha detto che vuole tre figli, uno da Richard (col quale danza e divide appartamento), uno 'italiano-nero' e uno giapponese. Vuole diventare proprietaria di un club e ha detto che quando era giovane era + agitata ma che adesso si ritiene una house girl. Rebecca non si limita a conoscere lo stile di New York, lei l'ha inventato insieme alla sua benefattrice Patricia. Per molte stagioni ha seguito la tendenza del sesso, rischiando di rimanere un cane sciolto. Ma lei voleva mostrare lo scandalo e il suo corpo nudo. Invece negli ultimi dieci anni è diventata la stilista dal senso infallibile che si è guadagnata una sfilza di riconoscimenti del mondo della moda e dell'industria dello spettacolo e della comunità gay e lesbica. Guardando al futuro, pensa al nativo Texas. È stata la sua educazione ebraica a far uscire la muffa e farla diventare designer fra le più amate: «La mia famiglia è così lontana e così divertente. Mio padre avrebbe voluto essere un musicista per tutta la vita». E quando ancora si chiamava YoYo è riuscita ad essere proprietaria di una discoteca negli anni '70. «Mia mamma è sefardita ed estremamente bella. Era una modella e, anche se per un breve periodo, una trapezista in un circo. Non è da tutti, no? eh? I miei genitori erano ricchi di arti e di vita creativa. Ho avuto parte ebraica di tradizione – mio padre è ortodosso – ma non mi ha costretto a esserlo anch'io. Ma appena mi ha incoraggiato a trovare la bellezza nella tradizione, allora è diventata una mia scelta di viverla. I miei nonni vivevano nella parte più ebraica di Houston. Sono sempre stata molto attratta dal vaudeville (genere teatrale nato in Francia a fine Settecento) e gli anni '20 e '30. Josephine Baker era una mia icona; ha rotto le regole. Amo tutta l'eccentrica tipologia di Hollywood esattamente come per le persone nella mia vita quotidiana. Le mie zie erano influenti: erano entrambe simboli del sesso per me quando ero giovane, per come erano fatte, i colori delle loro unghie smaltate, i loro capelli, le loro braccia avvolte di gioielli. Non ho mai voluto essere casual, per via dell'influenza della mia famiglia. Non ho voluto nemmeno  indossare i jeans fino a circa cinque anni fa. Sono stata molto Lucille Ball, come un bambino, tutto di colore. Ho indossato quelle scarpe piattaforma che si trasformano in pattini a rotelle con calzettoni a righe e le mutandine con una polo abbottonata fino in cima. Mia madre amava i vestiti, lei mi ha incoraggiato a indossare i colori e ad essere un po' eccentrica; oggi Ie devo tutto il mio stile. I miei genitori, erano totalmente styling. Con il mio partner, una bella ragazza ebrea con cui sto da nove anni – viviamo insieme in una casa a Long Island – abbiamo adottato una bambina di 5 anni che abbiamo chiamato Amelie! Posso sempre essere una pazza, ma voglio una famiglia. È spaventoso ed eccitante allo stesso tempo. La mia casa in New York non è calda, un loft di 2500 metri quadrati e non sono accoglienti; in pratica vivo in un ufficio con un divano e una cucina. La nostra casa a Long Island è la nostra vera casa, dal momento che New York è la casa della api operaie. Non vedo l'ora che arrivi il week-end del relax, in campagna, cucinare la cena per la mia famiglia». Rebecca non è un membro esplicito della comunità gay (anzi c'è qualche rospo antico da digerire) ma viene considerata comunque come una bandiera anche se oggi non la trovate più al bar tutte le sere. Ma quando può aiuta le situazioni omosessuali. Non aiuta invece, un abuso domestico che ha vissuto personalmente: «Avevo circa 17 anni e ho avuto una ragazza più grande che è stato molto aggressiva e violenta. Lei mi ha attaccato, non mi ricordo nemmeno di cosa si trattasse, forse di droga. Sta di fatto che sono morti a causa della droga. La comunità non mi ha aiutato in quella circostanza». Sull'impatto dell'industria della moda sull'immagine del corpo delle giovani donne, Rebecca crede che ci sia bisogno di essere 'sottili', bisogno di maggiore diversità. Ha avuto il piacere di vestire donne di tutte le forme e dimensioni. Vuole fare del suo meglio con ogni tipo di corpo; un lavoro per farle stare bene. Lei sostiene sempre che ci sono così tante informazioni a disposizione per vivere un sano stile di vita. Insomma una ricerca sulla bellezza interiore. «Oggi sono contenta delle cose, non ho ansie, ho fatto, ho vissuto, ho una compagnia e una figlia. Mi hanno offerto un altro show televisivo ma ho detto no. Sono freelance, e faccio più soldi e meno ore, e sono trattata meglio. Sono anche il portavoce di tre società: i telefoni LG, Amazon Abbigliamento e orologi Rado. Faccio tutte le apparizioni pubbliche di Amazon e per Rado ho appuntamenti privati con la gente, per parlare del loro stile e li aiuta a scegliere l'orologio che fa per loro. È, come dire, molto divertente ed educato». Lei è così, la piccola YoYo, la grande Rebecca ebrea, vuole solo un po' di stile, un po' di tv magari, di quella buona, con la Baker. Lei non si ritiene grande e vuole solo fare abbastanza soldi per vivere. La Weinberg, ogni giorno è al passo successivo. YoYo, la ragazzina del cabaret, colorata e go-go. Uh, Rebecca! Insomma,
trattasi di
genio.

WeinbergRebecca

MYtube

Sound, DJ Hoppa, "Day by Day" (Album "To April from June"), 2010.


diary:

PATRICIA
FIELD

REBECCA WEINBERG

RICHARD MOVE

CHRISTOPHER MAKOS

HAMLET MANZUETA

DANIEL ROSSI

DUNIA LIPOWEC