ADRIANA ZARRI (1919-2010)

Adriana Zarri (San Lazzaro di Savena, 26 aprile 1919 – Crotte di Strambino, 18 novembre 2010). Teologa, giornalista, scrittrice.

 

Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.

  • riccardo sante maria fontana |

    nelsegnodizarri.over-blog.org
    Sunday 26 december 2010 7 26 /12 /2010 14:21
    IL PARADISO DI ADRIANA ZARRI
    Amici vicini ed amici lontani,
    mici piccini e mici soriani.
    E’ già trascorso più di un mese
    dalla mia dolce dipartita terrena
    e voglio riferirvi sulle sorprese
    di questa nuova vita serena.
    Ora che sono finalmente giunta a destinazione
    e per di più, in una bella stagione,
    mi sono sistemata sotto un tiglio,
    ed ora mostro di nuovo il mio antico piglio.
    L’accoglienza che qui mi è stata dimostrata
    oltrepassa quella che mi ero immaginata,
    senza ombra di dubbio.
    Con la mia mente sono ancora,
    come immersa in un connubio
    fra immanente e trascendente.
    I confini che formano la loro linea di demarcazione,
    spesso si confondono, dando luogo
    ad una sorta di intercomunicazione
    fra due mondi, che m’appaiono fra loro sempre più vicini
    ma non altrettanto affini,
    per molte differenze, di cui ve ne espongo alcune,
    senza pietose reticenze.
    Qui ho trovato un’armoniosa partecipazione
    di composti, mirabili saperi,
    che sulla terra sono, di frequente, motivo
    di una vera e propria guerra fra vari ed opposti poteri.
    In ordine ad una unanime volontà,
    qui la parola d’ordine è “rigetto della guerra”
    che, sulla terra, è in subordine
    alle terrene glorie ed alle voluttà.
    In questo luogo regna l’unanime comunione fra le anime,
    ma niuno mai si sdegna, se qualche novellino come me,
    talvolta vi si esime ed esprime il desiderio di cercar del refrigerio
    dal coinvolgente calore divino, all’ombra di un gelsomino.
    Ho chiesto, oltracciò, la cortesia,
    dettata da una struggente nostalgia,
    di ritirarmi, di tanto in tanto,
    nel mio antico ed amato eremo,
    ove mi sovvengono i nostri bei convivi
    alla mia buona tavola,
    a suggere il nettare della gioia e della concordia
    ed a bandire la noia e la discordia
    ed ogni ipocrisia,
    in dolce compagnia di persone fini
    e dei miei tanto amati amici felini,
    un fugace assaggio
    del mio antico ed ameno paesaggio, da favola.
    Se, di quando in quando,
    vi sentiste ombrosi od affaticati,
    correte anche voi a cercare, fiduciosi,
    l’uscio del mio eremo
    che non è un guscio di lumaca
    e rinfrancatevi, meditando,
    sulla mia dolce amaca.
    Allorché vi sarete ristorati,
    potrete riprendere, pian pianino,
    il vostro cammino verso una sempre nuova dimensione
    ed al termine d’ogni gradino vi attenderò
    e vi spronerò con infinita commozione.
    Nel frattempo, vi prometto che
    nei miei ritagli di tempo,
    e non siate maravigliati,
    perché qui siamo davvero tutti molto indaffarati,
    continuerò ad inviarvi qualche altra letterina;
    la prossima cercherò di farvela un po’ più carina,
    E’ che non ho mai abbandonato l’estro,
    d’altra parte qui nessuno m’ha posto mai il capestro.
    Di contestatori in questo luogo ce ne sono tanti,
    malgrado non siano stati fatti ancora santi.
    Le contestazioni non vengono qui vissute con timore,
    perché sono solo manifestazioni d’amore.
    Tutti mi hanno infatti incoraggiato
    a continuare a scrivere le mie parabole,
    suggellate con tanto di divin imprimatur,
    che per i residenti hanno invero il sapore di tristi favole,
    pur trovando divertenti i coraggiosi dissidenti.
    Ed io, con le mie nuove bozze,
    ci vado veramente proprio a nozze.
    Quando sarà pronto il primo testo,
    l’Angelo Gabriele,
    dopo aver dato il lieto annuncio a Maria,
    s’è già offerto di recapitarlo, prima di venire via,
    al suo omonimo, presso “Il Manifesto”,
    in tempo utile per un fine settimana,
    magari per la prossima Befana, per l’Epifania.
    Ma il Signor Polo non mi chieda un giorno
    di aggiornargli anche il “Paradiso” di Dante,
    ché questa sarebbe una pretesa tracotante
    e poi su questo altare non mi immolo.
    A meno che non me lo chieda Papa Benedetto,
    che rimarrebbe, comunque, dimolto interdetto.
    Ma arrivando al dunque, una postilla vorrei ancora
    aggiungerla da qui,
    riguardo all’ultima mia parabola,
    uscita quando già ero contumace,
    con la speranza di far scattare una scintilla
    ed anche per fare un’opera di pace:
    cercate di non fare d’ogni vostra bega
    solo e sempre una cattiva strega,
    ma anche delle fate,
    che, se sembrano essere vane,
    è perché sono fate morgane.
    Riccardo Sante Maria Fontana
    Di nelsegnodizarri.over-blog.org riccardo s.m.fontana – Pubblicato in : PARABOLE

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