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JE SUIS CHARLIE

Je suis Charlie.

Pensando a tutta questa globale paura delle sicurezze.

Blood yes yesterday, today and now. Di imbarcati sbarcati, di assassini e di altri corpi intenzionati o sbandando nel contenuto.

Matite come armi alcuni, or meaby, per altri a story of loving brothers, che non sapevano disegnare. Trying to love relocating, meaby to be part of it, o in cerca di mirare a un bersaglio così come fan tutti.

“Charlie Hebdo”: Cavanna e Bernier Bernier ne iniziarono nel 1970 le pubblicazioni, definendolo come «journal bête et méchant» (giornale stupido e cattivo) è un normale giornale di satira che nessuno aveva sentito mai nominare fino a questi giorni nella cronaca dell’orrore. Una bellezza di settimanale fatto da fumettisti e vignettisti individuali in una grafica ideale personale ognun col suo segno e la sua matita e il suo pennino, con nessuna idea – sicuramente – di uccidere in comune. Disegnatori che erano su  Pilote”, “Linus”, e “Alter Alter” e “Playmen” e “Il Giornalino”. Nella redazione della morte non c’erano altri autori francesi di bande dessinée, come il mio adorato Fred (1931-2013), quello delle tavole di “Philémon” il ragazzo con l’amico asino. E non ha abbandonato questa valle di lacrime, in quel modo, neanche l’incredibile fosforescente visionario reale Topor (1938-1997). Come non c’era neanche un altro satiro parigino, il musicista poeta chansonnier Serge Gainsbourg (1928–1991).

I am a friend (even forever) of Wolinski, who called me to his table having dinner (in Treviso Comics) to talk about “Hara-Kiri”, nato nel 1960. A excited monthly. Ricordando quei momenti, intanto, per non dimenticare.

Igort

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